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Riavremo indietro il nostro Venezuela?

Ieri sera pensavo al fatto che non sono riuscita a “salutare” alcuni luoghi che per me erano importanti.

Penso sempre erroneamente che mancherò solo per un po’, per un tot.

Credo sempre che il tempo non voli così in fretta e poi ho sempre quella fissa di pensare che nulla sia per sempre, quell’inguaribile ottimismo che di definitivo, in questa vita, mi fa vedere solo la morte.

Poi ieri sera ho preso atto di un sacco di cose.

Per esempio che oggi, 7 anni fa, ero a Margarita. E che poi non ci sono mai più tornata.

Sono entrata in un Ipercoop di Milano ed è mancato poco che mi mettessi a piangere: aveva lo stesso identico odore che sentivo entrando da Rattan ogni mattina, quel misto di “supermercato, grande magazzino e panaderia” tipico dei nostri supermercati e centri commerciali (di una volta, perché oggi non c’è più nulla), dove il profumo di un pastel appena sfornato si mischiava con quello della frutta e della verdura fresca e poi con quello dei detersivi e dei prodotti per la casa.

Ho pensato che alcuni ricordi iniziano a sbiadirsi e io non sopporto quando questo accade. Mi sta succedendo anche con la voce di mio padre.

Ci sono cose che vorrei tanto tenere lì, in un angolo dentro di me.

Eppure ogni tanto dimentico il timbro della sua voce e persino alcuni suoi modi di dire.

Avevo quasi dimenticato quel profumo di baguette mischiato a tutto il resto quando si entrava in un supermercato in Venezuela.

Inizio a non ricordare neppure il verso delle guacamayas che volavano alte ogni sera al tramonto sulla piscina dell’hotel a Porlamar.

E inizio a scordare anche la sensazione che mi dava l’erba del giardino della casa di Caracas, ancora umida sotto i piedi nudi, nelle prime ore del mattino, dopo una notte trascorsa a sentire tante piccole rane gracidare.

O la sensazione di libertà che mi dava guidare con la musica, rigorosamente salsa e merengue, a palla e a finestrini abbassati passando nella natura più selvaggia per raggiungere il mio mare, quello stesso mare mosso, ventoso, bellissimo e sempre un po’ incazzato che mi piaceva tanto. Insomma forse non ho dimenticato del tutto.

Però un po’ sta accadendo e inizio a starci male. Sognavo altro per le mie figlie, sognavo altro per tutti noi e per quella terra meravigliosa.

Oggi guardo foto e filmati e a stento riesco a riconoscere i luoghi della mia infanzia. Non riconosco le strade, i vicoli.
Non è rimasto più nulla.
Ovunque solo fiamme, barricate, fame, morte, disperazione e sangue.

E niente. Avrei voluto salutare quei luoghi con maggiore consapevolezza perché inizio a temere che me ne andrò senza poterli rivedere e questo mi spezza il cuore.

Francesca Guatteri

L'autore

Francesca Guatteri