Buona Pasqua

di Sara

10 anni fa a quest’ora mi trovavo in Cambogia a Siem Reap, nei pressi di Angkor Wat, dove lavoravo per la scuola d’arte.
Madame Boran – oggi considerata patrimonio dell’Unesco vivente perché unica conoscitrice di certe danze- mi chiese: “sei cattolica?”

Quella domanda mi prese all’improvviso e non sapevo cosa rispondere.
“Sono Italiana dunque sì, sono cattolica, ma non pratico. Forse non lo sono”.

Lei mi rispose: “forse tu sei più cattolica di tutti quelli che vanno a Messa ogni domenica perché sei qui in questo paese distrutto dalla guerra”.

Madame Boran fu una dei tanti artisti di Palazzo Reale vittime del regime Pol Pot ma che decise, insieme ad un piccolo gruppo di artisti ,di rimettersi in gioco e di trasmettere ciò che non ha mai dimenticato della tradizione. La si può incontrare nei pressi del mercato di Siem Reap tutti i sabati con il volto segnato dalle torture ma con un sorriso vivace e acceso.
10 anni fa i miei colleghi cambogiani si ritiravano ancora alle 8 di sera per il copri fuoco.
10 anni fa il paese era ancora minato per i 3/4 del territorio.
Stavo vedendo un paese, un popolo che voleva ricostruirsi.

Ricordo ancora quei lenti movimenti caratteristica dei Khmer scanditi dal ventilatore, che ancora più lentamente ci faceva aria durante le lunghe giornate di lavoro.

“Dancing in Cambodia” fu il racconto dedicato da Amitav Gosh alla Cambogia. Quelle Apsara che danzano e i volti di quei bambini che ancora oggi predominano i miei pensieri.
Ricordo il nostro Fortune Teller di fiducia a cui facevamo visita ogni sabato sera anche se nulla di quel che ci ha detto si è avverato.
Ricordo quel lungo viaggio in jeep che feci per raggiungere la capitale passando per i villaggi e le famiglie che ho incontrato, che mi hanno regalato ogni tipo di cibo “devi mangiare, non sei abituata a non mangiare”. E la mia permanenza in capitale segnata da volti che ancora oggi ricordo.
La mia lunga amicizia con Bopha che mi portava a casa ogni sera anche se non si ricordava mai la strada perché “è meglio andare a casa con qualcuno che conosci e che non sa la strada, piuttosto che prendere un tuc tuc che non conosci”.

E Veecka che non voleva uscire di sera perché chissà cosa può succedere di sera quando c’è buio quindi : “Sara se vogliamo mangiare insieme di fa a pausa pranzo e non a cena. Se vuoi cenare prima delle 8 dopo non si può è troppo pericoloso”

Quando me ne andai dalla Cambogia mi dissero Grazie per il tuo contributo a questo paese. In verità dovevo dire io loro grazie. Grazie per l’amore che ogni giorno mi hanno dato, grazie per avermi insegnato ad aspettare gli altri a capire il prossimo.

Soprattutto quei volti, gli occhi sereni e pieni di allegria di quei bambini che potevamo incontrare per strada che ci regalavano sorrisi pieni di gioia. Non voglio cadere nella retorica perché oggi è Pasqua , ma solo rendervi partecipe di un pezzo della mia vita che mi ha reso felice. Ogni volta che sono triste, ogni volta che trovo davanti a me una difficoltà penso al mio periodo in Cambogia a ritrovo quel sorriso che si era perso nelle strade polverose della città di Phom Pehn.

Felice Pasqua.
Sara

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