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18 – Notizie dall’Italia – La Tana del Lupo


Notizie dall’Italia – La Tana del Lupo

uno dei sequestri più crudeli della cronaca nera delle nostre zone

Riuscire a trovare una copia del Corriere della Sera in Venezuela era davvero difficile.

Qualche volta miracolosamente ce la si faceva, e quasi sempre consisteva in due o tre fogli velina formato rivista, con caratteri che, pur sbiaditi, lasciavano colore al solo sfiorarli, come carta carbone. Nel novembre 1988, intenti nella lettura di una di queste copie seduti ad un tavolo del ristorante El Yate, i miei genitori riconobbero la loro ex casa di Villareale in una foto stampata. L’articolo che l’accompagnava parlava di un sequestro da cinque miliardi di lire, avvenuto il 19 settembre di quell’anno e terminato in tragedia tre mesi dopo con l’assassinio dell’uomo rapito. Il tutto si era svolto nella villa sul Ticino che i miei avevano venduto otto anni prima, la stessa nella quale ero stata concepita io.

Da quanto sostenuto dalla stampa dell’epoca, pare che da quando il “Danny”, imprenditore edile trentacinquenne, era arrivato nel paesino di Cassolnovo avesse fatto abbondantemente parlare di sè “per la serie di festini organizzati nella casa ed un noto via vai di belle donne e macchine potenti, per la piscina olimpionica e per il maneggio con 6 cavalli e stalliere”, ai tempi ostentazione allo stato puro. Sempre secondo gli articoli di giornale pubblicati in quel periodo, si sa che un giorno, “a furia di dilapidare il proprio patrimonio, erano iniziate le difficoltà” e così il “ricco industrialotto” si era trovato a dover vendere cavalli, auto, a smettere di organizzare feste, a licenziare il personale e ad abbandonare in malora la villa, il suo giardino e persino la gigantesca piscina.

L’articolo raccontava di uno dei sequestri più crudeli della cronaca nera delle nostre zone, del rapimento e del cruente assassinio del cinquantasettenne industriale milanese Franco Trezzi, e della surreale banda di personaggi coinvolti nella faccenda:un’ accozzaglia di criminali incalliti e piccoli imprenditori, tra i quali figuravano Pasquale Bergamaschi, il basista, imprenditore e titolare di un’azienda di impianti idraulici, amico di famiglia dei Trezzi, Antonio Sbordone, titolare di un negozio di articoli sportivi non lontano dalla villa, Pino Sanzone,ex-guardaspalle del famigerato re della mala Michele Argento, sanguinario delinquente evaso nel 1976 dal carcere di Favignana su un motoscafo, Valerio Affaitato, pregiudicato trentacinquenne già complice di Rodolfo Crovace Mammarosa e Bruno Mario D’ Alessandri, un gioielliere che faceva parte di quel gruppetto di imprenditori, evasi di galera e criminali che erano stati i rapitori di Trezzi.

Un gruppo di doppiogiochisti, che avrebbero eliminato anche un paio di complici a sequestro avvenuto per spartirsi la torta in fette più grosse, e del quale facevano parte anche due vicini di casa ed amici dell’ industriale. In quella villa, che ai tempi d’oro del Danny era stata tanto chiacchierata ed invidiata dalla gente del posto, oltre ad essere stato tenuto in prigionia e poi ammazzato Trezzi, era stato ucciso anche Vincenzo Affaitato, con un proiettile nello stomaco. Aveva litigato con Pino Sanzone, il capo dei sequestratori, che aveva scelto di concludere in tal modo il litigio.A quel punto, D’Alessandri, spaventato e terrorizzato da una sorte simile, aveva allora deciso di costituirsi e di confessare tutto. Fino alla confessione di D’Alessandri le ricerche avevano portato solo distrattamente alla villa, che aveva sì dato qualche indizio, ma senza confermare che quella casa fosse realmente servita da prigione e mattatoio per il povero Trezzi.

Nella ex stalla era stata trovata una brandina, del pane secco, delle bottiglie di alcolici e delle sigarette. I vecchi cancelli arrugginiti, verniciati prima di allora proprio dai miei genitori, erano chiusi da catene nuove di zecca. Ma a lungo del corpo di Trezzi non era saltata fuori nessuna traccia. Bergamaschi, nei primi giorni del sequestro, era stato scelto dai sequestratori come intermediario. Si era occupato lui, tre giorni dopo il rapimento, di portare alla futura vedova Trezzi il primo messaggio e di recapitarle la prima polaroid con Franco Trezzi ripreso di profilo con un giornale in mano. La mattina del 19 settembre 1988 Trezzi era uscito a bordo della sua Golf prima delle 7.00 del mattino, per recarsi alla sua azienda, che produceva tubi d’acciaio. Non era mai arrivato e la famiglia aveva allertato i Carabinieri.

I familiari aveva immediatamente dato il via alle trattative, senza sapere che l’industriale era stato ucciso appena qualche giorno dopo il rapimento. I sequestratori l’avevano tenuto in vita giusto il tempo di scattargli un paio di polaroid, che sarebbero servite per dare prova della sua buona salute. Probabilmente era stato necessario farlo fuori quando aveva riconosciuto tra i rapitori almeno due vicini di casa con i quali si era spesso trattenuto al baretto della zona, tra una birretta e un caffè.

Il giallo si era concluso nei primi giorni di novembre, con il ritrovamento sotto terra, nella Tana del Lupo, di tre casse con dentro i resti del cadavere di Trezzi, ucciso e fatto in pezzi con una sega elettrica. Terminata la lettura i miei genitori pensarono a quanto fosse stato inquietante abitare in quel luogo.Anni dopo, in una nebbiosa domenica dei miei 20 anni, avrei chiesto a mio padre e al mio ragazzo di allora di accompagnarmi alla Tana del Lupo. Avremmo trovato una casa disastrata e sotto sopra, le piastrelle di quella che era stata la cucina alzate e staccate dal pavimento, forse ridotte così durante le ricerche del corpo di Trezzi, e la villa totalmente avvolta dalla vegetazione e da quegli alti ed imponenti alberi che, vent’anni anni prima, erano stati piantati proprio da mia madre.

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Francesca Guatteri

L'autore

Francesca Guatteri

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