Articolo a cura di Nicoletta Murialdo Press Office
Tra artigianalità e relazioni, riscoperta di luoghi meravigliosi, inediti o piccoli appartamenti privati, in parallelo si è intravisto un invito/ritorno alla calma, alla curatela e al benessere visivo, anche nel ritorno al colore, e olfattivo.
A poco più di un mese dal suo ‘inizio’ ecco un nostro punto di vista sulla Milano Design Week 2026
Come ormai accade da molto tempo, lo scouting di location inedite e (quasi) inesplorate – che magari a breve torneranno a esserlo – vince su tutto.
Ma quest’anno ci si è dedicati molto a lustrare piccoli appartamenti-gioiello – spesso fuori dai circuiti più battuti – o grandi e splendide eredità architettoniche milanesi (piani alti della Torre Velasca) sempre accompagnati da un’attenta curatela nel contenuto, di design chiaramente.
Parliamo di Polish Modernism.
A struggle for beauty by Visteria Foundation, mostra curata da Federica Sala in un viaggio attraverso il design polacco, dal periodo tra le due guerre fino ai giorni nostri.
O Interno Italiano / Interni Venosta che in via Bigli arreda l’appartamento-gioiello di Osvaldo Borsani.
In piccoli appartamenti di palazzi privati, troviamo invece il design di piccole realtà come il designer José María Balmaceda con una collezione ispirata all’architettura ancestrale messicana (in via Paolo Giovio – zona Corso Vercelli).

O ci si lascia inebriare dalle fragranze sublimi di L’Artisan Parfumeur, in occasione dei suoi 50 anni, passeggiando tra le creazioni dell’antiquario Antoine Billore, all’interno di una ‘charmante’ villetta avvolta dall’edera, nei dintorni di piazzale Loreto.
E ancora un anniversario per il duo belga Muller Van Severen che mette in garage (in zona città Studi) progetti noti o in scala macro, come i 15 portacandele in alluminio pensati per celebrare i loro anni di attività.
O, lato moda, di progettualità che ci hanno incantato, come quella di Jil Sander con la Reference Library che mette il focus sul libro (ne sono stati selezionati 60) come oggetto ma anche esperienza, o il racconto storico ‘Memoria’ della maison Gucci che si snoda su grandi arazzi nei Chiostri di San Simpliciano.
E l’invito a prendersi del tempo o un invito alla calma, attorno cui ruota l’allestimento di Zara Home a Palazzina Appiani (Arena Civica), giocare a bocce sorseggiando un drink all’Osteria Fiori Marimekko o essere ‘ospiti’ di BYREDO nel meraviglioso Chiostro in fiore nella centralissima Via Cappuccio.
Una Milano Design Week che ci ha restituito tanto, quest’anno.
Non solo l’impegno e il lavoro che abbiamo dedicato, ma anche la bellezza di ciò che abbiamo visitato e le moltissime relazioni intrecciate negli anni – o appena ricamate.
Relazioni che, in alcuni eventi, sono diventate protagoniste del ‘saper fare’: gli artigiani, ad esempio, nel progetto ‘Insieme’ a cura di Sabato De Sarno per Vanity Fair, negli ex bagni pubblici sotto alla Piscina Cozzi, preziosa eredità Liberty, luogo destinato a rimanere integro ancora per poco.
E anche alla Piscina Romano, dove 6: AM lavora per accumulo e ripetizione – Over and over and over and over. Il vetro non viene raccontato: si deposita, si stratifica, ti avvolge.
E ancora realtà come Artemest (a Palazzo Donizetti) che quest’anno ha celebrato il patrimonio artistico italiano con ‘l’Appartamento’.
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