La vita ai tempi del coronavirus: diario del 4 marzo 2020

di Francesca

Milano, 4 marzo 2020

 

Care bambine,
no, non ce lo aspettavamo.

Il coronovirus corre come il vento!

Durante il nostro viaggio, essendo così lontani, non ci eravamo accorti di nulla.

La sola cosa davvero evidente che abbiamo notato tornando in Italia è  che i dutyfree e i negozi negli aeroporti, sia a Bogotá che a Madrid, vendevano tutti, a cifre esorbitanti, gel igienizzanti per le mani in ogni formato.

Qualcuno gira con la mascherina, ma la percentuale di persone che la indossano non è ancora altissima.

Io continuo ad essere preoccupata per la nonna.

Ho preso un po’ alla leggera questa cosa ma lei rientra a tutti gli effetti nei soggetti a rischio, per età ma, soprattutto, per il fatto di essere malata di enfisema.

Arrivati a Malpensa ci hanno misurato la temperatura e stop.

Arrivando a casa dall’aeroporto non abbiamo percepito un grande cambiamento.

Una volta a casa abbiamo svuotato le valigie e riempito le prime lavatrici, poi ci siamo fatti una doccia per riprenderci dagli ultimi due giorni di viaggio e siamo andati a fare la spesa.

Ad oggi i casi confermati in Italia sono saliti a 3.089 e sono morte oltre 100 persone in pochissimi giorni.

Terribile, questa cosa è un pugno nello stomaco.

Le stime dei pazienti guariti si aggirano invece intorno ai 200.

Queste lettere non vogliono essere una raccolta di macabre stime.

Mi piacerebbe riuscire a raccontarvi un momento particolare della nostra vita senza entrare così nel dettaglio, però…come si fa?

Il contagio si mantiene in fase di crescita e il governo parla di creare una nuova zona rossa nella provincia di Bergamo visto l’elevato numero di contagi in questa zona.

Il primo marzo, mentre eravamo in volo, un nuovo decreto del presidente del Consiglio ha prorogato alcune delle misure precedenti e ne ha introdotte di nuove.

Non ci si potrà spostare ma nemmeno più accedere nei comuni della zona rossa e, come era prevedibile, sono stati sospesi eventi, manifestazioni o riunioni in luoghi pubblici o privati.

Continuano a restare chiuse le scuole, gli asili, le università e non si potranno visitare musei o andare al cinema.

Resteranno aperti solo gli esercizi commerciali per l’acquisto di beni di prima necessità.

Da noi a Milano, invece, la situazione sembra meno restrittiva.

L’invito è ovviamente quello di restare il più possibile a casa e di evitare luoghi di incontro ed aggregazione.

Noi usciamo un’ora al giorno per non impazzire.

Vi facciamo fare il giro del quartiere in monopattino e ogni momento trascorso insieme all’aria aperta oggi sembra qualcosa di straordinario.

Evitiamo i bar, i locali affollati, il parco e le zone d’aggregazione.

Evitiamo anche City Life pur avendola a due passi da casa.

Papà ed io in Colombia abbiamo iniziato a correre.

Farlo mi aiuta molto perché sono un fiume in piena e ferma non so stare.
Stamattina, per esempio, sono uscita per andare a fare un po’ di spesa.

Fuori dai supermercati c’erano delle code interminabili. In verità non è solo una questione numerica.

Le code si creano perché, per fortuna, perché gli esercenti controllano il flusso di persone che entrano.

Ci viene chiesto di mantenerci a un metro di distanza dagli altri e di poter indossare, per chi le ha trovate, la mascherina.

In certi supermercati sembra che siano passate le cavallette (e, a proposito di cavallette ne abbiamo due sul balcone) ed è difficile trovare pane, latte, carne e pesce.

Altri sono ben riforniti.

Tutti invitano a uscire di casa il meno possibile e ad affidarci alle consegne online, ma per molti di noi fare la spesa online è diventato complicatissimo perché le prime consegne vengono garantite a distanza di 2 settimane da quando fai l’ordine.

In verità non sono nemmeno preoccupata per noi.

La dispensa è ancora piena e sto sperimentando tante ricette diverse per utilizzare anche alimenti che non so come ci fossero finiti in dispensa.
L’insolita condizione di staticità, alla quale io più di vostro padre non sono per niente abituata, mi trasforma in una casalinga disperata.

Papà ed io puliamo casa, io pulisco e cucino mille verdure a pasto.

Ho persino fatto il cavolo cappuccio, che non mi ha mai fatto impazzire.

Ma l’ho trovato nel supermercatino sotto casa come unica verdura disponibile insieme ai finocchi e non me lo sono fatta scappare.

Voi siete felicissime a casa con noi e non fate che ripeterlo.

Ogni tanto vi mancano le vostre amiche ma per il resto non direi che la scuola vi stia mancando eccessivamente.

Cerchiamo di leggere qualche libretto e ci godiamo il fatto di essere insieme.
Ho iniziato a discutere con la nonna perché non mi ascolta.

L’ho sempre amata perché non è mai stata eccessiva, ipocondriaca ed è molto coraggiosa.

Però, anche se lei vorrebbe uscire e vedervi (è anche sola quindi pensate a come si rompe), la sto sgridando moltissimo perché si affidi a noi e non esca di casa, se non per portare fuori i cani.

In questi primi giorni di pseudo normalità la stiamo comunque vedendo, evitiamo i luoghi affollati ma ci vediamo.

I nonni invece si sono barricati in casa e non vogliono nessun tipo di contatto nemmeno con noi.

E’ incredibile quanto faccia la paura, ma la cosa più impressionante è che in questi momenti si cerchi di interagire soprattutto con chi riflette le nostre stesse paure.

Papà ed io abbiamo smesso di rispondere al cellulare agli allarmisti.

Non è un non voler guardare in faccia la realtà, semplicemente non pensiamo porti da nessuna parte questo panico, che a tratti contagia più del virus.

Se le cose dovessero peggiorare, come temo, per un po’ non potremo vedere nemmeno nonna Claudia, quindi nel frattempo, cerchiamo di stare almeno con lei.

Stare a casa non ci aiuterà a guarire o a non prendere il virus.

Ma ci aiuterà a contenere l’epidemia e a uscirne prima.
Ogni giorno aprire i giornali o accendere il telegiornale è davvero deprimente. Le notizie sono catastrofiche e i contagi si espandono a macchia d’olio.

I social restano una finestra sul mondo e, per quanto tutti li abbiano così a lungo aspramente criticati, penso che si stiano rivelando fondamentali in un momento del genere.
Sono come le piazze affollate di esseri umani della vita reale, ma almeno frequentarle non ci espone a pericoli e non rischiamo il contagio.
Ognuno dice la sua.

Chissà se un giorno ne parleremo, chissà come cambieranno i social negli anni. Chissà se Instagram e Facebook esisteranno quando sarete grandi voi.
Adesso dilaga tik tok ma io non ce la posso fare a usarlo.

In compenso lo adora vostra cugina Marta, che sta per compiere 14 anni.

Anzi, a tal proposito mi preoccupa lei, mi preoccupa Tommy, mi preoccupa un momento del genere, di privazione dei contatti, dei rapporti, per quella generazione.

Tornando ai social: per certi versi stanno dando un grande aiuto a tutti a non sentirci troppo soli.

Per altri raccolgono le opinioni di chi si espone e scrive e quindi non sempre è un bene.

L’aggressività dilaga senza ragione, in un continuo dare la colpa, discutere.
Qualcuno si barrica in casa licenziando anche la colf.

Qualcuno invece continua la vita di sempre come se non fosse cambiato nulla. Qualcun altro, come noi per esempio, cerca di non eccedere e di uscire comunque ma nel rispetto del prossimo e ovviamente delle regole.

Come vi dicevo usciamo a sgranchirci un po’ le gambe e a sentire il sole sulla pelle evitando di incontrare gli altri ed evitando i ristoranti o i bar.

A proposito di bar sono andata a prendere dei fiori per la nonna in piazza Wagner stamattina, avevo voglia di vederla e coccolarla un po’ visto che ho la sensazione che a breve non potremo più farlo e chissà per quanto, poi.

Presi i fiori ho fatto una spesa veloce al supermercato e poi, visto che ci ero passata davanti e lo avevo visto vuoto, sono entrata in un bar, quello dove andavamo sempre a fare il brunch la domenica, per bere un veloce caffè e prendere una brioche da portare alla nonna.

Non si può più stare al banco nei bar quindi, anche se solo per due minuti, il tempo di mandare giù il mio ristretto macchiato e di fuggire via, mi sono dovuta sedere a un tavolino.

E’ una situazione così particolare e mi domando davvero se queste misure possano rivelarsi utili.

In verità vedo ancora tanta gente ovunque.

Alcuni musei sono rimasti aperti, a patto che si resti alla debita distanza dagli altri.

Avevo voglia di vedere la mostra di Canova in centro.

Volevo portare sia voi che Marta e la nonna a vederla ma poi ho pensato che non sarebbe stato troppo furbo andare in centro.

I bar e i ristoranti come vi dicevo sono tutti aperti, i gestori più accorti e rigorosi lasciano un tavolo vuoto tra uno apparecchiato e l’altro.

La situazione a Codogno, Bergamo, Piacenza e Lodi non è delle migliori.

Ho un’amica che mi racconta cose terrificanti.

Suo padre è stato ricoverato ed è in terapia intensiva.

I medici hanno definito la situazione disperata.

Ho sentito Francesca, la moglie di papà.

Lavora al San Matteo e mi racconta cose terribili.

Sono state definitivamente chiuse palestre, piscine e centri ricreativi.

La gente muore e c’è chi si lamenta di non poter fare sport.

Manca anche a me ma direi che ci sono delle priorità.

Correrò sulle scale del nostro palazzo.

Ripeto: non è niente di insopportabile e siamo fortunati perché stiamo bene mentre negli ospedali le persone muoiono come mosche, ma vi assicuro che questa generale limitazione della libertà è particolare e complicata da vivere.

Gli uffici si stanno organizzando per lasciare a casa i propri dipendenti in smart working.

Per noi non è una novità perché lavoriamo entrambi da casa.

Dicono che aumenteranno i divorzi perché nessuno era ormai così abituato a condividere i propri spazi con la famiglia.

Vi dico che è dura, soprattutto per un’anima in pena come me che deve correre e viaggiare in continuazione.

Papà tutto sommato è nel suo habitat perfetto.

Ogni tanto si trasforma in Mastro Lindo e pulisce la casa, fa le sue call, vi segue con i compiti e ogni tanto va a correre.

Correre è ancora concesso per fortuna, anche se sempre evitando le zone affollate.

Sui social ognuno si reinventa come può: io faccio stories di cieli azzurri e cerco di buttarla, quando possibile, sulla leggerezza e sul ridere.

E’ così difficile questo momento che se non si stempera la tensione finiremo con l’impazzire.

Luisa, insieme ad altre nostre amiche blogger, hanno lanciato una bella iniziativa mirata a cucinare con quello che si ha in casa, in modo da poter preparare delle buone ricette senza dover uscire e andare al supermercato.

Un’altra mia amica mostra lavoretti da fare con voi bambini e un’altra ancora tiene classi di yoga online.

Le notizie dagli ospedali, come vi dicevo, sono tutto fuorché felici.

Iniziano a scarseggiare i posti letto e le terapie intensive sono in affanno.

La parola terapia intensiva mi ha sempre dato i brividi, da quando siete nate.

Se penso che senza quel reparto così speciale voi oggi non sareste qui mi viene il magone. Ecco, il punto è proprio questo.

Le tin potrebbero non esserci più per tutti.
Non so se sia vero e spero di no, ma inizia a girare voce che i medici si stiano trovando nella terribile condizione di scegliere chi salvare e chi no.
Di fronte a pochi posti letto nelle tin la precedenza si da’ a chi ha più probabilità di sopravvivere.
Il pensiero vola subito alla nonna.

A 70 anni, con un enfisema polmonare, lei non sarebbe tra i pazienti da salvare. Non trovate che sia angosciante?

Mentre qualcuno si barrica a casa abolendo qualsiasi tipo di contatto con possibili untori, qualcuno continua a sostenere la teoria che si tratti di un’influenza leggermente più tosta.

Questo continuare a cambiare la versione confonde e non aiuta la popolazione ad adottare un comportamento collettivo più omogeneo.

Continuo a sentire che “muoiono solo i vecchi”, come se questo aspetto fosse consolatorio.

La mia generazione ha genitori considerati vecchi ormai.

Come possiamo non aver paura?

Ciò nonostante mi affido a chi ne sa più di me.

Non sono un virologo né un medico e mi attengo a quanto mi viene detto.
Oggi è concesso muoversi per la città, correre, camminare e uscire, ma veniamo invitati alla prudenza e ci viene chiesto di evitare zone affollate o contatti con gli altri.

Mi attengo.

Le persone iniziano ad aver paura anche per i risvolti economici.
Io per prima ho visto tutto slittare a Giugno.
Tutti gli ingaggi e i lavori che avrei fatto tra marzo e aprile sono stati cancellati.

Persino le manifestazioni internazionali più note, come per esempio il Salone del Mobile e il Vinitaly sono state posticipate a giugno, quando si crede, si spera, la situazione sarà del tutto rientrata.

Io non voglio essere negativa ma la vedo meno ottimisticamente.

Stiamo tutti facendo fatica, anche perché, nonostante questo top forzato tasse, mutui, rette scolastiche e affitti si continuano a dover pagare.

Non credo, per come si sta diffondendo rapidamente questo mostro, che le cose possano azzerarsi in meno di 3 mesi .
Ma lo spero, cavolo se lo spero.

Intanto speriamo di stare bene, speriamo che questo nostro limitare il più possibile gli spostamenti porti presto a dei risultati.

Vi voglio tanto bene,

mamma

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