Sealand: Viaggio alla scoperta del Conero più autentico

di Francesca
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Tra Terra e Mare, immersi nella bellezza e nelle tradizioni del Conero.

Devo fare una premessa.
E un po’ quasi me ne vergogno.

Nelle Marche sono stata, per la prima volta in vita mia, solo due anni fa, quando, insieme alla mia famiglia, siamo finalmente riusciti ad organizzare tre settimane in auto su e giù per l’Italia e ci siamo regalati anche qualche giorno indimenticabile nel Parco del Conero.

Così, quando Juliana mi ha chiamata per parlarmi del suo nuovo bellissimo progetto, ho detto subito

sì!

Non solo perché mi erano rimaste nel cuore, ma anche e soprattutto perché insieme a lei, ormai marchigiana d’adozione, avrei potuto viverle e scoprirle ancora di più.

Letto il programma di questo evento che si chiama proprio Sealand non stavo più nella pelle: avremmo trascorso due bellissimi giorni di fine estate tra tra terra e mare, ripercorrendo tradizioni, riscoprendo mestieri e, soprattutto, imparando tante cose nuove.

Sì, perché è proprio questa inarrestabile voglia di imparare che da sempre mi spinge a viaggiare, assaggiare, vedere e ascoltare!

Dalla Baia di Portonovo al Rustico del Conero: quando la terra incontra il mare

Foto: Lorenzo Sgalippa

La Baia di Portonovo, all’interno del Parco del Conero, ha una storia unica e bellissima che merita di essere raccontata e conosciuta.

Con l’evento Sealand abbiamo conosciuto ed ascoltato tanti racconti e curiosità di questa terra meravigliosa. Storie di vita, di mare, terra e cibo.

Storie che fanno parte di un grande patrimonio culturale.

Sealand: Il Progetto

Foto: Maurizio Pelosi

L’Agriturismo Rustico del Conero, in collaborazione con la Cooperativa dei Pescatori di Portonovo e di Slow Food Ancona & Conero, ha deciso, con questo progetto coordinato e organizzato dalla bravissima Juliana De Brito dell’agenzia NascenteLab, di riportare in vita la storia e le tradizioni della Baia.

Un vero e proprio dialogo tra terra e mare, realtà apparentemente lontane, eppure così strettamente connesse.

Lo capirete andando avanti con la lettura di questo post, ma anche dando una sbirciata alle delizie che abbiamo avuto il piacere di assaggiare.

Sì, perché da sempre, il cibo ha il potere di tramandare tradizioni e storia e anche in questo caso è stato un denominatore comune molto importante.

Ma andiamo per gradi.

La TERRA:

Agriturismo Rustico del Conero

Foto: Lorenzo Sgalippa

Appena arrivati nell’Agriturismo Rustico del Conero abbiamo respirato aria buona e sentito una grande voglia di restare.

E’ un luogo magico, immerso nella natura e nella calma, e l’ho trovato incantevole, incorniciato tra l’azzurro terso del cielo e l’oro dei campi di grano che lo circondano.

L’Agriturismo si trova a Varano, in un meraviglioso scenario rurale, a pochi Km dalla Baia di Portonovo, in una posizione davvero perfetta per chi ha voglia di viversi le bellezze del mare, senza farsi fagocitare dal caos.

I più sportivi possono raggiungere facilmente la Baia di Portonovo e visitare il Monte Conero anche con delle bici a pedalata assistita.

L’Agriturismo offre il servizio di noleggio di Mountain Bike Elettriche ai suoi ospiti, grazie alla collaborazione con un partner locale specializzato.

Creato alla fine degli anni ’70 dalla famiglia Polenta, da allora cerca di salvaguardare le tradizioni e le materie prime del territorio.

Agriturismo Rustico del Conero:

Una storia di famiglia

 

Anche la storia dell’agriturismo è bella e particolare: la famiglia Polenta, infatti, acquistò un’antica casa colonica ancora abitata dal mezzadro, antico colono che coltivava terreni agricoli altrui, dividendo gli utili con il proprietario.

Più recentemente la struttura è stata ristrutturata e divisa in 11 alloggi tra camere e piccoli appartamenti, che oggi fanno parte dell’agriturismo a gestione familiare.

Corsi di equitazione e passeggiate a cavallo

Foto: Lorenzo Sgalippa

Internamente alla struttura vi è anche uno dei centri equestri più grandi del Conero, con cavalli meravigliosi e la possibilità di prevedere per i turisti corsi di equitazione e emozionanti gite a cavallo.

L’agriturismo non offre solo ospitalità a chiunque desideri trascorrere qualche giornata bellissima avvolto nella natura, ma coltiva anche una serie di materie prime della tradizione: cereali, olive, piante autoctone, per dirne solo qualcuna.

Si tratta di prodotti attualmente distribuiti all’interno delle Marche, con il fine di valorizzare l’economia circolare, la tradizione e il Km0.

Foto: Maurizio Pelosi

Le produzioni agricole vengono infatti vendute ai ristoratori, alle pizzerie, agli alberghi e utilizzano la materia prima dell’agriturismo.

C’è, fortunatamente, la forte richiesta di utilizzare prodotti locali.

Il vecchio fienile, poi, è stato trasformato in un incantevole pergolato, dove vengono servite le colazioni dai proprietari stessi ogni mattina e dove noi abbiamo avuto il piacere di cenare degustando piatti e vini deliziosi.

Insomma, l’idea è di proporre ai viaggiatori un’ immersione totale in un territorio ancora purtroppo poco conosciuto, in un tipico contesto rurale marchigiano e attraverso i sapori di una terra coltivata in modo biologico al 100%, per un ritorno al passato, alla tradizione e a quando il cibo rappresentava nutrimento per il corpo.

Dalla Terra al Mare:

quando i contadini scesero dalle campagne al mare.

Come vi dicevo spesso tendiamo a vedere le realtà di terra e di mare distantissime tra loro.
Questo vale per moltissimi luoghi ma non per una zona come il Conero.

Dovete sapere, infatti, che intorno agli anni ’50, i contadini, per integrare i loro guadagni, scesero verso la costa e iniziarono a pescare.

Lo strumento perfetto per pescare?

Il forcone

Foto: Maurizio Pelosi

Non essendo ancora pescatori provetti e non conoscendo ancora bene il mare lo fecero con gli strumenti che possedevano e che usavano abitualmente: il forcone fu infatti uno dei primi attrezzi utilizzati per staccare i moscioli dagli scogli.

Ancora oggi, nella Baia di Portonovo, la principale attività è la pesca dei moscoli selvatici, una pesca sostenibile e limitata, proprio per assicurare una riproduzione naturale e salvaguardare la sopravvivenza di questi mitili.

Sono indubbiamente stati loro i veri custodi del patrimonio culturale del territorio.

La Coperativa dei Pescatori nasce così e oggi riunisce appena 13 pescatori, di cui solo 8 specializzati nella pesca del mosciolo.

Quello del pescatore, purtroppo, è un mestiere antico che si sta perdendo, perché i giovani oggi hanno una scelta maggiore e non sentono la necessità di portare avanti la tradizione con lavori così impegnativi e faticosi.

Il Mare:

nella Baia di Portonovo alla scoperta dei moscioli selvatici

Foto: Maurizio Pelosi

Arrivati nella splendida Baia di Portonovo siamo stati accolti da Sandro Rocchetti, presidente della Cooperativa dei Pescatori e da Roberto Rubegni.

Presidente della Condotta di Slow Food Ancora – Conero e qui, in contrasto con la bellezza di questo luogo, mi è venuta una grande tristezza nell’ascoltare quanto stiano cambiando velocemente le cose, quanto il mare si stia ammalando per via dei cambiamenti climatici e della pesca per nulla sostenibile dei vongolari e dei pescherecci.

Il mare, iper sfruttato, sta iniziando a dare sempre meno frutti.

E poi, visto che andare per mare non è mai stato un mestiere facile, come vi dicevo le nuove generazioni vanno in altre direzioni e il mestiere del pescatore, purtroppo, sta quasi del tutto scomparendo.

Una cosa, però, il mare di quelle zone lo regala ancora (e aggiungo per fortuna): il mosciolo selvatico di Portonovo, presidio slow food dal 2004, e prodotto locale di cui andare fieri.

Il mosciolo selvatico di Portonovo

Foto: Maurizio Pelosi

l mosciolo si arrabbia davvero se lo si definisce “cozza” e consiglio anche voi di non chiamarli così con nessuno della zona.

Ma scopriamo insieme le differenze tra un Signor Mosciolo, il Mytilus galloprovincialis, e una più comune cozza.

Prima di tutto il mosciolo è selvatico e quindi nasce e cresce in modo spontaneo attaccandosi agli scogli del Conero, più precisamente la zona di pesca è quella che si estende da Ancona a Sirolo.

La cozza, al contrario, viene allevate e strappate con strumenti meccanici.

La pesca del mosciolo non è una cosa semplice: per pescare i moscioli, infatti, bisogna scendere di 5-10 metri e strapparli dagli scogli con le mani, cosa non sempre facilissima. Per questo motivo non ci si improvvisa pescatori di moscioli, ma ci si affida a subacquei professionisti che ogni mattina all’alba, scendono e ripetono questo rituale.

Anche a prima vista i moscioli appaiono diversi: sono “vissuti”, raccontano una storia, non hanno valve lisce e lucide.

Una volta pescati, prima di essere distribuiti, i moscioli devono essere portati al centro di spedizione molluschi.

Per essere distribuiti devono avere sulla loro confezione un’etichetta con il logo del presidio, quello della cooperativa, il solo che identifica il mosciolo selvatico.

Rispetto alla cozza, il mosciolo è più saporito e si riproduce quasi tutto l’anno.

Le proprietà organolettiche dei moscioli pescati nel periodo estivo e primaverile sono nettamente superiori.

Quando si pescano i moscioli?

Foto: Maurizio Pelosi

Si pescano per tradizione da Aprile/Maggio perché il loro sapore dipende da quello di cui si nutrono e nel periodo primaverile iniziano a nutrirsi di micro-alghe che ne influenzano positivamente il sapore, ma anche e soprattutto per permettere al mare di ripopolarsi.

Una cosa che mi è piaciuta particolarmente e che attesta ancor di più la sostenibilità di questo tipo di pesca, è il fatto che, appena pescati, vengano fatti passare attraverso una graticola.

Pesca sostenibile anche perché quando vengono pescati, già sulla barca avviene una selezione, attraverso uno strumento per la cernita.

I moscioli in pratica vengono posati su una griglia e i più piccolini, staccati per errore, che essendo di dimensioni ridotte passano attraverso la griglia rifiniscono direttamente in mare, dove si riattaccano subito sugli scogli.

I più grandi restano sopra, mentre i piccoli ricadono immediatamente in mare, potendosi attaccare subito agli scogli, appena trovano un supporto duro e lo fanno con una colla naturale eccezionale.

In circa 18/20 mesi il mosciolo cresce per arrivare alla taglia commerciale che è tra i 5 e i 7 cm.

Il mosciolo vive in acque sicure

Le acqua da Ancona a Sirolo sono pulite e quindi i moscioli non richiedono trattamenti particolari.
Quindi se solitamente una cozza viene depurata per alcune ore, con il mosciolo non è necessario.

Sono zone altamente monitorate fino a una volta alla settimana.

Sulle acque si fanno continui controlli microbiologici e tossicologici per monitorare anche l’arrivo di nuove alghe.

Se si trova un cavillo di qualsiasi tipo, la pesca viene interrotta fino alle analisi successive.

Questo, quindi, fa indubbiamente, dei moscioli, un prodotto ancora più straordinario.

La cozza allevata, invece, nasce e vive in una sorta di calza calata nel mare.

Quelle laterali possono nutrirsi in modo adeguato, ma, al contrario, quelle che si trovano nel centro si nutrono delle stesse materie di scarto prodotte dalle altre cozze.

Pescatore: un mestiere in via d’estinzione

Foto: Maurizio Pelosi

Come vi dicevo il lavoro del pescatore di moscioli non è certo facile.

Noi abbiamo incontrato Massimo, uno dei più bravi pescatori subacquei di moscioli, il quale ci ha spiegato quanto possa essere faticoso fare questo lavoro: la sveglia che suona tra le 3:45 e le 4:00 del mattino, la barca da preparare e le uscite in mare, la necessità di lavorare ad alte profondità (comunque mai sotto i 9/10 metri).

Massimo inizia a scendere a fine aprile in acqua ma non per il freddo, solo per lasciare il tempo di recupero al mare (bravo Massimo!).

Il mosciolo si mangia cotto, almeno scottato, e la sua tradizione, strettamente legata al mondo contadino, lo vede affiancato in diversi piatti, dalle carni.

E’ il caso, per esempio, del sugo di mosciolo abbinato al guanciale, o dei “moscioli della festa”, tipici di ferragosto, ripieni di moscioli tritati con uovo e carne.

La Cooperativa dei pescatori, però, non vive solo di mosciolo selvatico.

La pesca artigianale avviene anche per altro, anche se oggi, purtroppo, il pescato è ridottissimo.

Le “vongolare” entrano a pescare nella baia di Portonovo distruggendo tutto il fondale marino e certi attrezzi di pesca permettono una pesca abbondante in una sola volta, ma, senza alcuna lungimiranza, distruggono tutto il futuro, precludendosi la possibilità di pescare negli anni a venire.

Questo mare, una volta ricchissimo di pesce, oggi sembra essersi esaurito e la piccola pesca sta vivendo un momento davvero difficile, con molte famiglie in difficoltà.

La speranza è che le cose cambino, in primis le politiche di pesca, e che sempre più persone riescano a portare avanti un messaggio importante per l’ambiente, per la biodiversità e anche per l’economia.

Sostenere le materie prime della Baia è davvero fondamentale, così come percepirne interesse e attenzione da parte dell’alta gastronomia.

Resterei ore a guardare il mare e a lasciarmi incantare da questi racconti, seppur un po’ tristi.
Io, proprio io, che in mezzo ai pescatori ci sono cresciuta, quando abitavo ancora sulla mia isola.

Forse è per questo che sentire di un mare malato e di un mestiere in via d’estinzione mi addolora ancora di più.

Dove mangiare i moscioli?

Il mosciolo sta bene a casa sua.

Quindi dovrete andare a visitare questi luoghi incantevoli per poterlo assaggiare.

Magari in riva al mare tra primavera e estate, con un bel bicchiere di vino tra le mani e lo sguardo perso verso il tramonto.

Il mosciolo si trova nella Baia di Portonovo, oppure ad Ancona, Sirolo e Numana ed in poche altre città delle Marche prevalentemente tramite il Mercato del pesce o direttamente ai ristoranti.

Da provare il Ristorante da Emilia, uno dei più storici e famosi ristoranti della Baia di Portonovo, per assaggiarli direttamente sulla spiaggia.

Dove acquistare i moscioli di Portonovo?

Una delle prime domande che ho fatto è stata dove potessi trovare e acquistare il mosciolo di Portonovo.

Noi milanesi siamo abituati fin troppo bene e abbiamo sempre la strana presunzione di poter trovare sempre tutto in uno dei nostri rifornitissimi mercati comunali.

E invece no, il mosciolo si deve mangiare a casa sua, consumato in qualche ristorante locale oppure acquistato direttamente presso la Cooperativa di Pescatori di Portonovo (dal Lunedì al Sabato dalle 8 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 17.00).

Ma torniamo al nostro tour.

Si è fatto tardi e dobbiamo tornare in agriturismo.

Il casale ci accoglie nuovamente con la sua atmosfera calda e io punto da lontano un meraviglioso divano in fieno, nell’area dell’ex fienile, dove poche ore dopo verrà servita la cena.

Iniziamo allora il nostro giro insieme ai proprietari dell’agriturismo, Raffaella e Michele Polenta, due fratelli innamorati del bello, della loro terra e appassionati di cavalli che stanno investendo molto in questo progetto bellissimo.

Gli appartamenti

Foto: Lorenzo Sgalippa

Ogni appartamento è spazioso, ben arredato, impreziosito da dipinti e lavori realizzati dalla mamma di Michele e Raffaella e dotato di cucina.

La struttura, infatti, non possiede una cucina stabile condivisa, ma si attrezza all’occorrenza per eventi, cene, compleanni e qualsiasi altro tipo di evento.

Dopo aver fatto un bellissimo giro tra appartamenti, campi di grano e i bellissimi cavalli ospiti del centro equestre interno all’agriturismo, arriva il momento della cena.

Perfettamente coerente con il progetto, il menù, studiato dallo Chef Gunther Wolff (Hotel Emilia) e realizzato dallo chef Loris Sartini è stato il risultato di una perfetta sinergia tra terra e mare, con il mosciolo selvatico di Portonovo abbinato alle farine bio, semintegrali e ai ceci di produzione dell’agriturismo Rustico del Conero.

Foto: Lorenzo Sgalippa

Menù tra Terra e mare dello chef Gunther Wolff

Foto: Maurizio Pelosi

Per iniziare meravigliosamente la nostra cena, l’aperitivo prevedeva crostini con paté di ceci, moscioli e limone, pacasassi che avrei continuato a mangiare per tutta la sera, ovvero un’ erba spontanea che cresce nelle rocce e ha un sapore salino e, ovviamente, moscioli, il tutto accompagnato da bollicine della storica Azienda Agricola Moroder.

A seguire due primi piatti:

Foto: Maurizio Pelosi

Spaghetto con uva confit e moscolo per abbinare la stagionalità dell’uva che caratterizza settembre e il mosciolo che è alla fine della sua stagionalità, ed una tagliatella di farina semi integrale con pomodorini e moscioli.

Foto: Maurizio Pelosi

Per finire una deliziosa tartelletta con marmellata di ciliegie, da accompagnare con qualche bicchierino di vino di visciole.

Foto: Maurizio Pelosi

Un menù buonissimo, ben risucito e marchigiano al 100%, con tanto di vini e acqua minerale della zona (vini della cantina Moroder e Acqua Roana marchigiana).

Che dire. Mi è piaciuto tanto poter partecipare a questo progetto.

Amo chi è in grado di valorizzare il prossimo, adoro i progetti che mirano a valorizzare un territorio.
E non avrei potuto fare altro che innamorarmi perdutamente, ancora di più, del Conero e dei suoi panorami che alternano paesaggi marini, azzurri e verdi intensi, a paesaggi rurali, verdi e dorati.

Ho percepito tanta magia in tutto: nelle persone che si sono raccontate e che è stato un piacere ascoltare, nella passione di tante persone determinate nel voler rendere migliore il nostro mondo, nella volontà di tornare indietro, recuperando la tradizione, ricominciando a rispettare la natura, il mare, ma anche noi stessi: tornando a nutrirci, anima e corpo, di bellezza e genuinità.

 

Agriturismo Rustico del Conero
Frazione Varano, 199, 60129 Ancona AN
www.rusticodelconero.it

in collaborazione con Nascente Lab

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