Caracas sotto assedio

di Francesca

Sabato Maduro aveva lanciato il suo ultimatum: “Yo le voy a dar unas horas apenas a los chuckys, a los asesinos que tienen tomada la Plaza Altamira”.

Oltre ad aver detto che i manifestanti “terroristi, violenti ed assassini” dovevano tornarsene nelle loro case e ritirarsi.

“Hanno qualche ora per tornarsene a casa”, aveva detto alla televisione di stato direttamente da Palacio Miraflores.

“Chiedo appoggio a polizia e militari per le azioni necessarie che dovremo intraprendere nelle prossime ore e nei prossimi giorni per finire di liberare i posti sequestrati dai manifestanti e dai violenti in alcuni punti del paese”, è riuscito ad aggiungere il presidente illegittimo.

Continuando così: “Se gli assassini che hanno occupato Plaza Altamira non si ritireranno mi toccherà liberare quegli spazi chiedendo l’intervento delle forze militari”, a parte che, voglio dire, niente di nuovo rispetto a quanto accade dallo scorso 12 di febbraio, ho la sensazione che Maduro non verrà ascoltato.

Dopo che Maduro aveva comunicato di non volere altre manifestazioni i venezuelani si sono quadruplicati e di tutta risposta sono scesi ancora più numerosi nelle strade.

Caracas è militarizzata e ovunque ci sono furgoni blindati, moto, auto delle forze armate, GNB, polizia, senza contare i numerosi elementi cubani che indossano l’uniforme venezuelano.

 

In questo momento in Venezuela sono le sei del mattino e sta albeggiando dopo una notte tremenda.

L’assalto a Plaza Altamira si è verificato in seguito ad una protesta contro l’intromissione e la presenza cubana nelle forze armate venezuelane.

Migliaia di persone avevano marciato pacificamente nel corso della mattina di ieri, domenica 16 marzo, dirette all’aeroporto militare La Carlota, di Caracas. Ad un certo punto le forze militari hanno interrotto la manifestazioni bloccandoli.

Molti di loro si sono allora riversati in Plaza Altamira, bastione dell’opposizione in una zona centrale di Caracas.

Ieri pomeriggio intorno alle 16.30/17.00 Plaza Altamira appariva già come un vero e proprio campo di battaglia. Poco prima dell’imbrunire i militari hanno iniziato a lanciare bombe d’acqua e gas lacrimogeni per far desister la nostra resistencia civile.

Una cinquantina di motociclette sono arrivate a tutta velocità da varie direzioni tra le nuvole di gas.

Si è scatenata una vera e propria persecuzione da parte dei militari che controllavano i bar e i palazzi della zona per scovare manifestanti nascosti.

Sappiamo che sono state arrestate più di 60 persone e Maduro minaccia di procedere con l’arresto di molta più gente.

Ormai i militari ti portano via con qualsiasi scusa, anche solo trovarsi sulla loro strada rappresenta un rischio.Alcune zone di Caracas si stanno svegliando ora avvolte da fumo nero e fiamme, strade desolate e massiccia presenza di militari ovunque.

Le proteste portate avanti dagli oppositori dallo scorso 12 febbraio non sono mai cessate.

Consistono in una resistenza da parte degli studenti e della società civile, messa per lo più in atto bloccando zone nevralgiche delle diverse città con spazzatura, lamiere, sedie di plastica, tronchi di alberi e qualsiasi oggetto utile a creare delle barricate protettive e a bloccare le città.

In Venezuela questo si chiama “guarimba”.

Ciò nonostante, come ormai sappiamo tutti, il Governo ha messo in atto una vera e propria repressione dittatoriale, attraverso militari, GNB, colectivos e delinquenti vari armati fino ai denti, autorizzati a sparare e a mettere fine in ogni modo a tali disordini, uccidendo, arrestando e ferendo civili.

Sappiamo che nel corso della notte la situazione di Caracas è degenerata.

Si sono verificate diverse sparatorie in tutta la città e circolano continue allerte sui social network che invitano le persone a chiudersi in casa e stare lontano da finestre e balconi.

Siamo ufficialmente in guerra oppure questo è un agire legittimo quanto pacifico da parte di Maduro e del suo Governo?

Caracas in questo momento è avvolta dalle fiamme, la spazzatura brucia e il caos regna sovrano.

Tra i gas lacrimogeni e i materiali che bruciano l’aria è irrespirabile.

 

Dal Facebook dell’amico Cosmo de La Fuente sappiamo che: “fin dalle prime ore dell’alba la Capitale del Venezuela è sotto assedio delle truppe militarizzate del Governo del dittatore, con armi puntante contro gli appartamenti nelle zona di Altamira, Chacao, Prados del Este con richiesta di salvacondotto a chiunque intenda circolare. Si tratta di un’operazione militare contro cittadini inermi allo scopo di intimidire, minacciare, arrestare chiunque voglia protestare contro la repressione in atto. Ci troviamo in stato di guerra”.

Le forze armate sparano all’impazzata contro chiunque e il sangue non smette di scorrere, feriscono puntando la testa e il viso della gente, in una schifosa caccia all’uomo.

I militari entrano anche in palazzi e appartamenti privati, puntando tetti e finestre.

Sono arrivati ad arrestare persino gente che se ne sta tranquillamente chiusa in casa.

Da quanto mi dicono il rumore degli spari in alcune zone di Caracas è assordante.

Da un inviato di BBC Mundo sappiamo che non c’è traffico e che le strade sono per lo più deserte, anche se tra le fiamme e il fumo nero la visibilità è comunque scarsa.

Dicono che ci siano intere strade che sembrerebbero essere state abbattute dal passaggio di un uragano, per le condizioni in cui versano.

Rami di alberi, sacchi della spazzatura, scatole di legno e cartone chiudono moltissime strade.

Testimoni riportano aggressioni violente verso i manifestanti, gli edifici e le auto da parte dei militari.

Il governatore del municipio Chacao, Ramón Muchacho ha raccontato su Twitter che c’erano diversi feriti da contusioni, da perdigones, ustioni, bombe lacrimogene e che un gruppo di studenti e giornalisti era rimasto imprigionato in un palazzo di Plaza Altamira.

Mentre Maduro parla degli studenti come terroristi che creano caos e distruggono con atti vandalici la città, sono stati visti, fotografati e filmati diversi militari mentre davano fuoco a qualsiasi cosa e devastavano palazzi, case, strade passando sopra con i loro carri armati ad auto parcheggiate e ad ogni altro ostacolo sul loro cammino.

Chiaramente Maduro dice che gli oppositori creano caos per provocare un colpo di Stato, “con il quale hanno sicuramente a che vedere gli Stati Uniti”.

Mi segnalano la presenza di militari anche intorno a Plaza Venezuela e lungo la avenida Baralt e l’autostrada Francisco Fajardo.

Si raccomanda a tutti di non mettersi in pericolo e di rimanere chiusi in casa.

 

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